Amo profondamente tutte le persone e le cose che fanno parte della mia vita: le ho scelte.
Amo la mia famiglia. Tutti quelli che ci sono e soprattutto quella che non c’è più: mi sta vicino sempre col pensiero e col cuore, qualsiasi cosa mi accada. Per me c’è ancora, la sento.
Amo i miei alunni, uno per uno. Qualcuno mette e ha messo a dura prova la mia pazienza e la mia perseveranza, ma – se ci penso bene – sono quelli che amo e ricordo di più.
Amo tutte le madri dei miei ragazzi. Mi pongono a confronto con la madre che non sono stata, con quella che avrei potuto essere e con quella che ogni giorno provo a diventare con la fantasia.
Amo le mie sorelle: la vita me ne ha regalate cinque. Ognuna di loro mi ricorda che il sangue, quello vero e quello “trasfuso”, non smette mai di scorrere: rosso, fosforescente, vivo, generoso e zampillante, anche senza ferite.
Amo il mio lavoro: mi ricorda che l’ho scelto perché mi consente di divenire uno strumento per migliorare la società. Non avrei avuto nessun significato come essere umano se ne avessi scelto un altro.
Amo gli uomini che ho avuto e che ho. Qualcuno la sorte me lo ha donato senza meritarlo e a qualcun altro sono stata donata senza che mi meritasse, eppure tutti mi hanno insegnato qualcosa, e non ce n’è stato nessuno nelle cui braccia, anche solo per un attimo, non mi sia sentita al sicuro.
Amo i miei reni, pure se non funzionano bene: mi ricordano quei puzzle che da bambina non riuscivo a finire. Prima o poi arrivava il guizzo e la figura prendeva forma: reale, concreta, armonica, come un organismo perfettamente funzionante.
Amo i miei amici: quelli a cui confido tutti i miei pensieri e quelli a cui ne racconto pochissimi, a volte senza parlare. All’improvviso, di nascosto, non richiesto, arriva un caffè, un file o un sorriso che vuol dire solo: ti voglio bene.
Amo lo sport e le persone che mi insegnano a praticarlo. Qualcuno di loro lo sa già, qualcun altro deve ancora scoprirlo. Tutti mi hanno lasciato un movimento, una voce o una canzone che, ripensati, mi trasmettono vitalità.
Ogni singola cosa nella vita di qualcuno di noi è fonte di stress.
A volte è sotterraneo, altre volte si manifesta; in ogni caso serve a ricordarci che avvertiamo le cose in maniera profonda, che le ascoltiamo in maniera profonda, che le viviamo in maniera profonda, e che se fossimo superficiali non piaceremmo alle persone che siamo voluti diventare, e forse neanche a quelle che ci amano.
Voglio amare perciò anche lo stress. È il mio sforzo, il mio modo di stare al mondo, il mio tentativo di fare tutto al massimo delle mie possibilità, la mia insaziabile ricerca di essere la versione migliore di me.
Se ci sono riuscita o ci riesco anche in minima parte, non devo augurarmi che se ne vada, non devo chiedergli di scivolare via, ma piuttosto di restarmi appiccicato come un’ombra: ne imparerò a colorare i contorni affinché non mi appaia mai vestito di nero.
Prima o poi anche lui mi sorriderà.

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