Ho incontrato il lupo cattivo.
Non sono in un bosco e non mi chiamo Cappuccetto Rosso, tuttavia quel mostro peloso è qui di fronte a me e mi osserva, come nelle favole, mostrando i denti aguzzi.
Ha provato ad azzannarmi i polsi e le caviglie, ma ho corso più di lui e sono in un angolo nascosta, aspettando che se ne vada.
Lo guardo di sottecchi: non è peloso e non ha la coda.
È nel viso gentile di chi diceva di amarmi e se n’è andato quando ho avuto bisogno di aiuto.
È negli occhi di mio padre quando viaggia verso terre infelici.
È nel sorriso di mia madre che in un giorno qualunque si è spento senza che potessi vederlo un’ultima volta.
È nel blister della medicina di cui ho buttato il bugiardino per non sapere cosa potrebbe succedermi. Ignorandolo, non mi succederà.
È nella voce di chi mi aveva promesso lealtà e mi ha tradito, perché leale non lo era mai stato.
È nella casa che brucia mentre la immagini al sicuro e non vedi l’ora di farvi ritorno.
È nei raggi del sole che tutt’a un tratto diventano troppo caldi e sei costretto ad indossare un cappello largo e a restare all’ombra.
È in qualcosa o qualcuno che vorresti amare a tutte le ore e invece puoi vedere solo in momenti prestabiliti.
È nella luce brillante di mezzogiorno a cui devi preferire il tramonto.
È il terremoto che sconvolge i tuoi piani e quindi stanotte non puoi dormire a casa.
È la sigaretta della buonanotte con la candela accesa per sorseggiare i ricordi, a cui dover dire addio.
È la corsa liberatoria che ai primi passi ti spezza il fiato.
E’ nell’amica delle elementari che se ne va, troppo presto.
È la sorella che dimentica i pannolini che le hai cambiato.
È la figlia che non mangia perché si sente soffocare ad ogni morso.
È il matrimonio che non ti rende più felice.
È l’onda che parte debole da lontano e ti arriva addosso come uno tsunami.
È il genitore che chiude gli occhi senza riconoscerti.
È il taglio di capelli corto quando hai sempre preferito quelli lunghi.
È il maglione a collo alto anche se vorresti indossare una camicetta.
È il posto di lavoro perso non per i demeriti, ma per una carrellata di numeri che conoscono solo la discesa.
Amare è una colpa, lupo?
Sentire è una colpa, lupo?
E se non lo è, perché mi vuoi uccidere, assalendomi?
Homo homini lupus est.
Io no, lupo. Io non sarò un lupo tra i lupi.
Sono uscita dal mio nascondiglio e sono di nuovo faccia a faccia col lupo cattivo.
Sono in un bosco, ma non mi chiamo Cappuccetto Rosso.
Non sono una bambina.
Io sono il cacciatore.
Siamo salvi.
Il lupo è morto.
L’ho ucciso io.

Lascia un commento