All’amore ho chiesto un mucchio di cose e le ho ricevute tutte, salvo poi scoprire quando le ho perse che non erano quelle giuste da chiedere.
Tutto da rifare, a cominciare dai tempi verbali.
All’amore chiederò, se sarò così fortunata da incontrarlo ancora, di essere vero, di essere solido.
Di essere presente nelle assenze, delicato in mezzo alle violenze, leale mentre tutti tradiscono, sincero tra quintali di bugie.
Gli chiederò di sussurrare tra le urla, di essere sconnesso e disconnesso nell’era digitale, di leggere su carta e di sottolineare.
Di non andare via quando tutti se ne vanno.
Sì, gli chiederò proprio questo, di restare.
All’amore chiederò di non indossare orpelli affinchè lo riconosca. E che in quel caso mi tenga ferma, mi costringa ad avanzare, anche se per istinto cercherò di indietreggiare.
Che zittisca i miei pretesti, i miei timori e sappia essere acre con dolcezza, come i limoni.
All’amore, prima di ogni cosa, chiederò SCUSA.
Scusa amore se ti ho respinto,
sbeffeggiato,
insultato,
schivato.
È che mi fai paura.
Sei il polmone dell’umanità in piena deforestazione emotiva, il ghiacciaio che non si scioglie nel riscaldamento globale, la tradizione che resiste all’omologazione universale.
Sei Dante in mezzo a mille Geolier, un negozio di libri tra banche e fast food, un aquilone più in alto dei droni, il sorriso che non cambia mai mood.
Perdonami. Sei nobile, il rancore è meschino, non ti appartiene. Fatti largo, avanza. Vesti le armi del cavaliere e fronteggia i tuoi acerrimi nemici. Cosa potranno mai contro di te l’abitudine, la noia, la vendetta, l’orgoglio?
Inseguimi.
Non mi chiamerò Angelica.

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