Oggi non succede niente di diverso dal solito, tanto mi manchi pure gli altri 364.
In più c’è solo che in questi giorni guardavo le vetrine e pensavo: “Ah, io no.”
Però ieri mi sei venuta a trovare, e pure ieri l’altro, e poi ancora quello prima.
Lo so che se taglio la cipolla e si spezzetta a forma di cuore, sei tu che mi stai accarezzando.
L’altra sera il salmone di papà aveva una forma regolare, il mio no: “Coraggio, è stato un annaccio, ma poteva andare peggio, fatti una bella dormita e domani ti alzi fresca come una rosa”.
L’olio macchia il tagliere: “Dai che sei bravissima, lo so che non è facile sostenere gli improvvisi malumori di tuo padre, tieni duro!”.
La passata di pomodoro si allarga nella padella: “E così alla fine hai imparato pure a cucinare, eh? Lo detestavi. Lo vedi che volere è potere?”.
Cioccolato all’80% perché fa meno male, ma cavolo se è duro. Si rompe in tanti frammenti e in uno eccoti: “Ma perché ti metti due lezioni di seguito doposcuola e prima della palestra? Ti ho sempre detto che il cervello deve riposare, spegnilo e dedicati a cose sceme: fai ancora finta di essere Mila Azuki e salta per colpire la sommità della porta, tanto i tuoi vicini di oggi hanno di certo l’orecchio meno affilato del mio”.
Faccio giardinaggio e una fogliolina scappa: “Il pollice verde tu! Cose di pazzi! Hai aspettato 30 anni per mangiare la parmigiana e 50 per imparare a non uccidere le piante. A 70 cosa farai? Qualsiasi cosa sia, ricorda: non è mai troppo tardi”.
Le prugne si uniscono: “Che hai fatto, poi, hai sentito quell’editore? Ah, te li pubblicano? Bene. Tutti quegli “intossichi” che mi facevi prendere a tavola, con la puzza di “stampa” sempre tra le mani, ha dato i suoi frutti. Io mica lo dicevo per non farti leggere: è che a tavola si mangia, ogni luogo ha la sua funzione, è una questione di buone maniere, ricordi?”.
Basta con le uova sode, stasera le cucino ad occhio di bue: “Hai chiarito, finalmente? Non essere ostinata, che l’orgoglio prima o poi implode. Fai tu il primo passo, coraggio: il silenzio imputridisce gli animi. Bisogna perdonare, prima sé stessi e poi gli altri: le colpe sono sempre da dividere”.
Lavo i denti e il dentifricio si umanizza : “Ma che hai fatto a questi capelli, sembri una spennata! Che stai aspettando ad andare da Michele? E sì, lo so, che non ci siamo più né io né lui, ma i figli ti adorano, non essere ridicola con questi attacchi di nostalgia. Domani ti vengo a tirare i piedi se ti impigrisci sul divano. Fatti bella, “mettiti il tacco e fuj” e, una volta uscita dal parrucchiere, entra in quel negozio dove andavamo sempre insieme: scegli qualcosa di molto colorato e fai finta che te lo stia comprando io, come ai vecchi tempi. Se sei indecisa dopo che lo hai provato, non ti intristire e ricorda che tanto, anche quando eravamo insieme, facevi sempre di testa tua”.
Mi faccio male e la pelle si apre come un budino, ma anche in mezzo a quel sangue: “Figlia mia, ma perché vai sempre di corsa? Guarda dove metti i piedi, che tanto se arrivi qualche minuto dopo non succede niente, sei sempre in anticipo! Almeno arrivi intera! Su, niente lamenti, prendi il disinfettante e aspetta con pazienza: prima o poi si chiuderà, la prossima volta starai più attenta. E fammi venire con te quando vai dal chirurgo, pare sempre che sei orfana!”.
No, mamma. Non lo sono. Perché per fortuna c’è ancora papà, ma anche perché non è vero che te ne sei andata. Sono stata fortunata: ho visto così a lungo il tuo viso che non ho bisogno di chiudere gli occhi, anche se li tengo aperti riesco a vederlo lo stesso. E, pure se non ti sogno mai, io lo so che sei sempre qui accanto a me, sento le tue parole: accompagnano i segni che mi lasci ogni giorno lungo la via.
E se taglio il pane e le briciole diventano cuori, so che è il tuo modo di dirmi: “Buon appetito”.
E se faccio colazione e i corn flakes diventano cuori, so che mi stai dicendo: “Buona giornata”.
Qualche tempo fa ho bruciato non ricordo cosa in padella, e pure là sei comparsa: “Per le cose ci vuole cura, Manù; se non ti ci dedichi, perché dovrebbero venire bene?”.
Ne faccio di meno, mamma, ma le faccio bene, te lo prometto.
Basta che non smetti mai di venirmi vicino, così vicino che a volte mi sembra addirittura di poterti toccare.
Buona festa della mamma, ma’.
❤️

Lascia un commento