E sono cinquanta.
Chissà cosa mi avresti detto: che ti sono venuta proprio bene o che mi sono spuntate le rughe, pure se metto la crema tutte le sere, come mi hai insegnato tu.
E sono cinquanta.
Sento ancora la tua risata fragorosa del 6 gennaio, quella che esplodeva quando mi vedevi trascinare sulle spalle la mia calza attraverso il nostro lunghissimo corridoio marmoreo. Non ricordo una sola volta in cui vi abbia trovato unicamente dolciumi. Erano piccole cose, ma ai miei occhi apparivano immense, come l’amore di chi l’aveva riempita.
E sono cinquanta.
Ricordo benissimo quella mattinata invernale in cui, scartando i Puffi, si faceva largo in me la consapevolezza che la Befana non mi aveva mai colpito con la scopa, come minacciava Simona, semplicemente perché eri tu. La cosa mi scappò e uno sguardo triste attraversò in un lampo i tuoi occhi bellissimi, ma fu solo un attimo. Erano fatti per sorridere, come diceva Vittorio.
E sono cinquanta.
L’Epifania è sempre stata la mia festa preferita durante il periodo natalizio. È strano perché porta via tutte le altre feste e ai bambini piace di meno, ma io la amavo oltremodo. Forse in qualche angolo remoto della mia mente già lo sapevo da piccola che la Befana eri tu.
E sono cinquanta.
È qualche anno che la Befana non c’è più. Continua ad arrivare, in un unicuum senza sosta che hai trasmesso, con mia grande ammirazione per entrambe, a Sara, consentendomi di fare ancora la piccola di casa, anche da adulta. In fondo lo so perché non le hai mai preparate con me: volevi che conservassi nel sonno la magia di quegli anni. Perpetuando la tradizione, facevi in modo che in un certo senso ci credessi ancora.
Così sono cinquanta e io continuo ad aspettare la Befana, anche se lo so che non arriva più. Pure da grandi abbiamo bisogno di credere alle favole. Che adulti saremmo senza immaginazione? Adulti senza speranza.
E così mi addormento: con la paura di essere colpita con la scopa e il desiderio che invece tu mi raggiunga con un bacio, mentre aiuti Sara a riempire le calze e le raccomandi di non metterci il carbone, che quello è riservato solo a papà.
La tua ironia.
Sono cinquanta, ma non ne ho mai trovata una così arguta come la tua.
Buonanotte, befa’.
Manchi. ❤️

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